Savelli e il duca uscirono. Ida gironzò qualche secondo per il salotto, finalmente gli si fermò di contro.

—Mi sembrate annoiato, caro conte.

—Con voi?!

Ella sorrise e, sedendogli presso, appoggiò la testa alla spalliera del divano.

—Allora,—proseguì guardandolo fra le palpebre socchiuse,—il bacio del duca vi ha messo di malumore.

—Perchè dovrei inquietarmi? non so forse...

—Non sapete gran cosa; ma potreste confessarlo, poichè sapete benissimo che non tengo alla vostra gelosia. La osservo. È un fenomeno poco studiato la gelosia di un uomo, che ama, sa di essere amato, e che sarà sempre respinto. Che m'importa se siete geloso? Io non sono cattiva, so di essere amata e mi basta. Il mio trionfo è pieno.

—Non del tutto, se mi amate voi stessa.

Ella parve raccogliersi a questa obbiezione, forse più profonda che il conte non credesse, aprì gli occhi, ma chiudendoli subito dopo come per velarne la espressione, mormorò: