—È vero.
Il conte sentì la propria irritazione crescere fino alla collera. Ida gli confessava forse per la centesima volta di amarlo, con quell'accento stentato di una confessione che gli faceva battere il cuore d'una inutile speranza. Egli fremeva, si arrovellava contro un ostacolo infrangibile, la volontà di quella donna, che un giorno gli aveva detto piangendo:
—Vi amo, ma non mi avrete mai.
Quel «mai» se lo trovava sempre tra i piedi, nel presente, nel passato, nell'avvenire. Era come un cerchio che gli rinserrava la vita, una montagna sorta d'incanto e che gli sbarrava l'orizzonte, sulla cima della quale sedeva quella donna atteggiata di un sentimento fantastico a guardarlo con una ostinazione di amore impossibile. Invano egli le aveva fatto tutte le proposte, offerto tutte le follie, altero, supplichevole, geloso, civettuolo, studiando tutti gli aditi del suo cuore, tutti gli spalti della sua mente, giacchè ad ogni porta, ad ogni fessura, ad ogni feritoia trovava sempre quel sorriso languido, quello sguardo appassionato, che lo respingeva con una carezza. Quindi egli vi si incaponiva colla testardaggine del desiderio rinvigorito dalla umiliazione e dalla vanità di altri trionfi, sperando che Ida, innamorata da gran tempo e per lui solo buttatasi allo sbaraglio di una vita infame, un giorno o l'altro gli cadrebbe sfinita di resistenza e di bramosia fra le braccia. Ma s'ingannava, se ne accorgeva, e s'indispettiva inutilmente. Dal primo giorno la fanciulla non aveva mutato contegno. Aveva accolta la prima e l'ultima dichiarazione d'amore colla stessa franchezza, quasi con riconoscenza, ma dall'alto di una superiorità intellettuale e di una suprema decisione: no.
—Allora, perchè mi amate?
—Lo so io forse? Siete bello fino all'assurdo, probabilmente sarà per questo.
—Ida!
Ella gli tese la mano.
—Siate ragionevole: conoscete bene che è impossibile. Alla vostra vanità dovrebbe bastare che io, sprezzantemente respinta, in ginocchioni davanti a voi, scacciata da una casa dove ero stata accolta come una sorella, vi ami al punto di dovervelo confessare, a voi che mi avete rovinata. Se non vi avessi incontrato, a quest'ora invece di essere la mantenuta del duca di Rivola, sarei forse una direttrice celebre nei giornali per il suo ingegno, con una posizione netta nella società e un avvenire sicuro ed onorevole. Voi avete su di me un grande vantaggio.
Egli alzò le spalle.