—Io non ho che il mio no, l'ultimo brano di ragione, col quale mi sono armata la volontà contro di voi, che vi umilia un pochino nella vostra superbia di donnaiuolo, ma non áltera punto la vostra vita. Invece voi dominate la mia: vi siete trovato al suo principio, e tutto quello che mi accade è una vostra conseguenza.
Ida si alzò, pareva agitata da quell'analisi dolorosa della propria vita. Andò a un piccolo tavolo da fumare, ricco e bizzarro nel disegno, ne prese due grossi sigari d'Avana, ne accese uno alla candela, stracciandone quasi con rabbia la punta fra i denti, e ritornò a presentargli l'altro.
—Non parliamone più, sarà meglio per ambedue.
—Come sta Jela? Non me ne avete ancora dato nuove, cattivo marito.
—Colpa vostra.
—Ancora?
—Ancora e sempre. Non volete dunque accettare?
—Ma parlate sul serio?
—Avete torto.