—Ho ragione e vi compatisco, perchè vi so debole di testa. Essere la vostra mantenuta! E con che mi manterreste voi?—seguitava con accento nervoso e una fiamma gialla in fondo alle pupille, che le vibrava a quando a quando come una lingua di serpente:—voi che siete più povero di me! Il duca ve lo avrà detto, perchè se ne vanta: non siamo insieme da un anno, e gli ho già speso centocinquanta mila lire. Io amo il lusso; è la mia aristocrazia, la mia vita, io che ho perduto tutte le altre dignità e sono uscita dall'ambiente sociale. Che importa? Molti grandi furono gettati dalla tempesta sul margine della società, e seppero rientrarvi più violenti della tempesta. Voi siete povero, la vostra ricchezza è la dote di Jela. Intenderete benissimo che io amo Jela, la mia sorella di latte, che mi ha salvato un giorno dalla fame, e non voglio renderla infelice rubandole quelle ricchezze, che mi ha mille volte offerte con una generosità, che voi non capirete mai.
Il conte, pallido di umiliazione, non ebbe il coraggio di una risposta, gettò lungi lo zigaro, abbassò il capo. Avrebbe pianto come un fanciullo, se non se ne fosse vergognato. La inesorabilità di quella logica lo spezzava; ma Ida, dolente di averlo afflitto, mutò dolcemente la voce:
—Non vi basta, Enrico, di essere il mio amante?
—Così no.
—Mi amate dunque molto?
—Al punto di diventare uno sciocco.
—La cosa non è molto difficile,—ribattè con sarcasmo feroce, contemplando quella sua aria sconcertata.—Gli uomini,—aggiunse, ritornando al tuono lusinghevole di prima,—non sanno amare senza commettere scempiaggini. Amatemi come vi amo io, in fondo al cuore: vi ci ho seppellito sotto un mucchio di rose e non vado a cercarvi se non quando sono ben sola. Che importa se voi non siete con me? Ci siete egualmente e più bello di adesso. Passo con voi delle lunghe ore che mi sfiniscono, vi mangio con una avidità di poeta e di donna, che hanno raffinato le loro due delicatezze per una di quelle voluttà, alle quali si finisce sempre per soccombere, quando non se ne impazzisce. Perchè mai siete così bello?
—Davvero?—non potè a meno di rispondere, riscaldato dal calore di quella passione ed avanzandosi verso di lei per prenderle una mano.
—È la sola giustificazione della mia insensatezza: dovrei odiarvi, e vi amo.