—Lo eravate di Villani.
—E me gli ero offerto per non essere di Buondelmonti.
—Perchè dunque salutate quell'uomo e non lo smascherate al club, mio buon gentiluomo senza macchia e senza paura? Mostratemi quella lettera.
—No.
—Cossa vi ha indovinato quando scriveva la parte di Silio nella Messalina: sei bello, ma vile! Avete paura che non vi renda quella lettera e la mostri a Buondelmonti?
Ma ella si arrestò e, colorandosi di un rossore improvviso, come lanciata da uno scoppio di passione, gli si avventò al collo, gli prese il volto con ambo le mani e divorandoselo degli occhi con rabbia amorosa, mentre glielo scuoteva come quello di un bambino:
—Che m'importa,—proruppe,—se egli è un soldato di ventura, che rubi agli uomini in tempo di guerra e si faccia mantenere dalle donne in tempo di pace? Buondelmonti è un imbecille: se non fosse un capitano, potrebbe essere un facchino; sarà per questo che la contessa Ceri lo paga. Tu credi che io lo ami? Non ti sei accorto che faccio per attaccarti un po' del mio male con questa gelosia ridicola? che amo te solo?... e tu credi! Oh!—esclamò colla voce piena di singhiozzi, intanto che il conte indietreggiava stupefatto per comprendere meglio quel brusco impeto. Ma la fanciulla, che non lo vedeva convinto, lasciando la presa con un gesto sublime di disperazione fu per voltargli le spalle.
—Guardate,—fe' rattenendola per un braccio e presentandole la lettera con un ultimo tremito.
Ella la ghermì avidamente. La contessa Ceri aveva pagato quel cavallo a Buondelmonti, impegnando per quattro mila franchi di gioie al Monte di Pietà, come se ne era confessata col conte. Egli, che era stato uno dei suoi capricci più effimeri ed era poi sempre rimasto con lei in una amicizia di piccoli servigi e di grandi confidenze, aveva dovuto andarla a trovar la mattina stessa del duello. La contessa furiosa scriveva una lettera a Buondelmonti, rinfacciandogli tutto, minacciandolo persino di dire tutto al marito; e il conte Enrico aveva cercato di placarla senza ottenere nulla in quel momento di esaltazione gelosa, mentre essa non si era nemmeno accorta, leggendogli quella lettera, come gliene pigliasse dallo scrittoio, distrattamente, la prima copia macchiata largamente d'inchiostro. Ma la contessa, malgrado ogni rimostranza, aveva mandato quella lettera al capitano.
Il conte Enrico ne sorrideva ancora: