—Che fate?—le chiese meravigliato, vedendola bruciare la lettera sul candeliere.
—Vi salvo: questa lettera avrebbe finito per compromettervi: d'altronde è così terribile, che la so quasi a memoria—aggiunse con uno strano sorriso.—L'avreste mostrata a qualcuno, la contessa avrebbe negato, molto più che è senza firma, Buondelmonti calunniato atrocemente vi avrebbe ucciso. Non lo voglio.
Era ritornata blanda e carezzevole: gli si appressò adagio con una sommissione da cavalla, lo prese per mano, lo condusse alla poltrona, poi sedendogli sulle ginocchia gli diè un bacio sulla fronte.
—Non lo voglio che tu sia ucciso,—ripeteva con una specie di singhiozzo,—ti amo troppo, ti amo troppo.
—Mi ami?
—Cattivo!
Il conte inebriato, violentato da quell'abbraccio inatteso, le copriva il collo di baci, l'accarezzava, se la stringeva sul petto, soffocando dalla felicità, che gli alzava le spalle e gli faceva aprire la bocca con una oppressione ineffabile. Ma fu un lampo, la fanciulla gli sfuggì robustamente, scattò in piedi, cogli occhi ancora lagrimosi, le labbra tremanti.
—Andate, andate.
—Ida...