Ella arrossì trepidando.

—È un bell'uomo, ma troppo soldato,—interloquì la marchesa.

—Antipatico! ma dal momento che si prende come un giuocattolo...

—Sei geloso! Marchesa, lo vedete, è geloso. Sai, Jela, ci divertiremo: tu farai la civettuola, la contessa si metterà sulla faccia tutti i suoi verdi più belli. Povera contessa, non vuol persuadersi d'invecchiare, e che fra i veterani sono pochi i non invalidi.

Il conte Enrico, profittando della conversazione, si era avvicinato, la marchesa aveva preso una mano di Jela e gliela stringeva affettuosamente. La buona piega di quella scena la stupiva: quella le pareva, non meno che a Jela, una soluzione incredibile. Quindi profittando del destro scambiò un'occhiata col duca, quasi per mostrargli come ella aveva saputo da sola accomodare subito le cose, abbracciò Jela dandole un bacio sulla bocca:

—Sei contenta?

Poi, senza darle nemmeno il tempo di rispondere, si volse al conte Enrico, che si disponeva ad accompagnarla fino alla porta dell'appartamento. Ma appena furono soli, il duca mutò espressione, e dalla porta, dietro la quale era scomparsa la marchesa, riconducendole nel volto le pupille sembrò considerarla con simpatia malinconica.

—Come ti tratta!

—Io...