—Signor duca, badi, ha rovesciato mezzo il bicchierino sulla coperta.
—Vuoi tu il resto?
—Offritele dunque una pasta, Enrico.
—Signor conte, stia comodo, la prenderò sopra la sua testa. Grazie, signor duca.
E padrona e cameriera si divertivano di quei due gran signori, due dei nomi più belli d'Italia, in ginocchio davanti a loro nate dal popolo, col vecchio rancore del popolo nel cuore. Ma ella saltò dal letto e, chiamandoli a piccoli stridi, andò a sedersi sulla cassa davanti alla tavola, obbligando il conte a sedersele presso.
—Verrete al veglione, domani sera?—gli domandava poggiandogli una mano sulla spalla, mentre si faceva mettere un confetto in bocca dal duca.
—Senza dubbio.
—Non ci mancate. Io sarò mascherata: un costume originale, lo vedrete. Conte, voi ci sarete in palco con Jela.
—Ma scenderò: ho sempre il mio domino, faremo un diavolìo sino al mattino.