Ma ella l'avrebbe forse amato, se i loro due destini non si fossero urtati al primo incontro. Fuggendo dal castello di Valdiffusa Ida non era sicura di diventare la mantenuta del duca: e se questi l'avesse ospitata la notte per iscacciarla il mattino? In quel momento, con quella veste bianca, in quel gabinetto nero, Ida si diceva che sarebbe morta piuttosto. Ma non poteva perdonargli l'angoscia in quell'ora di fuga, mentre egli forse ne rideva asciugando coi baci le lagrime di Jela. A ciascuno la propria volta: vae victis! Era la sua divisa.
Ma il rimorso, malgrado tutte quelle iattanze, le si insinuava sempre più innanzi, al centro della vita, con una lenta inflessibilità, oltrepassandolo, al di là della vita, nella vacuità di un indomani eterno, in un silenzio spaventevolmente misterioso. La cenere aveva ricoperto tutte le brace del camino, mentre un alito di fumo si allungava ancora su per la lastra nera. Ella si levò. In quel tepore di stufa i mobili avevano una ilarità di sorrisi intorno alla sua veste bianca, sulla quale la polvere luminosa si alzava in nimbo, facendole un'aureola al capo. Il suo pallore aveva perduto lo splendore cereo della notte, gli occhi le si erano inumiditi. Ma era stanca, tornò a sedersi. Nel lungo attrito di tutta la notte e del mattino quei pensieri avevano oramai perduto ogni rilievo di fisonomia e le sparivano come nel letargo di un coma. Decisamente non andrebbe a quell'appuntamento di Buondelmonti.
Fu l'ultima idea improvvisa, socchiuse gli occhi. Nell'angolo del camino la punta di un sarmento respirava ancora un filo di fumo, che l'incantò. Il camino di marmo nero, pieno di un ondeggiamento luminoso, aveva ancora qualche vibrazione di tempesta, quando il raggio di sole posato sul davanzale della finestra sussultava. Ma ad un tratto Ida si ricordò di aver fame, e si allungò per tirare il cordone del campanello. Entrò Giuseppe.
—Dite a Giustina di portare il caffè.
Quindi tornò a guardare quel filo di fumo sottile, il quale pareva rompersi ad ogni istante, raggrinzandosi come in una spirale, poi si riattaccava, salendo fin sotto la cappa senza nè allargarsi nè attenuarsi, mentre la punta del sarmento non aveva più che una capocchia rossastra. Da quanto tempo quel fumo filava? La sua immaginazione, sedotta da quella continuità inesplicabile, vi si sospese.
Giuseppe rientrò con un biglietto sopra un bacile.
«Gualtiero Buondelmonti, capitano nel 2º cavalleggieri—prega di essere ricevuto». Queste ultime parole erano scritte colla matita.
—Fatelo passare.
Buondelmonti entrò.
Ida era in piedi presso il camino. Il capitano, piuttosto imbarazzato per quella prima visita, rimase ancora più perplesso all'aria eccessivamente contegnosa del suo viso. Ella ricevette il suo inchino, rispondendovi appena cogli occhi, senza invitarlo nemmeno a sedere. Vi fu qualche istante di silenzio. Sotto la negligente alterigia di quello sguardo il capitano ebbe un turbamento, ma si rimise e, considerando con ammirazione la bella posa evidentemente ostile di quella donna, le domandò in termini cortesi perdonò della visita importuna; ma poichè ella era mancata all'appuntamento, aveva temuto qualche disgrazia ed aveva osato salire.