Ma alle ultime parole s'intralciò, Ida lo guardava. Quella mattina il capitano era anche più bello, aveva una montura nuova, i capelli arricciati, forse di un biondo troppo dolce per la sua figura rossa e marziale. Colle lunghe punte dei baffi incerate, la persona leggermente inchina ad una eleganza di gentiluomo e di soldato, una mano sul pomo della sciabola e la cresta dell'elmo nell'altra, attendeva.

—Forse,—arrischiò con un sorriso,—l'appuntamento era troppo mattiniero?!

Ida non rispose.

—Me ne dispiace,—seguitò, piccato da quel silenzio, giacchè aveva supposto nell'appuntamento fallito un pretesto per riceverlo in casa:—Baiardo era di un'insolita vivacità stamane, non troverò più una mattina così propizia per venderlo. Non l'ho mai montato così bello.

—È bellissimo.

—Il più bel cavallo, che io abbia avuto. Sarei desolatissimo di non venderlo ad una signora, perchè non vi è al mondo cavaliere degno di Baiardo.

—Nemmeno voi! lo amate dunque?

—Come si può amare un cavallo.

Ida si rattenne ancora, poi sembrando fare uno sforzo:

—Vi costa davvero cinque mila lire, come mi avete scritto?