—Non è mio?
—Ebbene, ditemelo in faccia, Baiardo è proprio vostro? L'avete pagato cinque mila lire, proprio voi?
Il capitano impallidì.
—Voi impallidite!
Ella si rivolse, si gettò sulla poltrona, l'attirò con un gesto sopra uno sgabello e, abbandonando la testa sopra la spalliera, con un moto convulso gli accennò di sedere. Ella stessa era smorta quanto lui, cogli occhi ardenti e una trepidazione di tutti i muscoli, che le dava una mobilità di fisonomia abbagliante ed irresistibile. Si era abbandonata stancamente sulla poltrona, ma vi si gittò; tutta la bianchezza della veste le era salita alla faccia, tutto il nero del gabinetto le si ammassava sulla testa. Allora, senza dargli il tempo di rinvenire, colla voce rotta, sibilante, spegnendo certe parole con un gesto, trascinando la voce come una lama di pugnale nel fodero, battendolo collo sguardo e col sorriso scomposti, a lampi, a contorsioni, gli disse tutto, che la contessa Ceri gli aveva pagato quel cavallo, che egli lo vendeva per un debito di giuoco, che la contessa ne era furibonda, ma non avendo altro denaro non poteva impedirglielo, giacchè aveva impegnato le proprie gioie per comprare Baiardo... che era una viltà, un'infamia...
—E allora,—proseguì, scuotendo la testa come una leonessa,—perchè non siete donna? Noi possiamo farlo, possiamo venderci: è il diritto dello schiavo. Noi non perdiamo nulla, la nostra bellezza è il nostro onore, finchè siamo belle possiamo essere amate. Ah! voi credete forse che una donna la si possegga, perchè la si sposa o la si paga? Lo credete sul serio, come tutti gli imbecilli? Ma voi... oh è vile! Se sapessi che siete un assassino, che siete un borsaiuolo, e che importa? Ogni eroe è omicida, ogni conquistatore è ladro: c'è ancora della forza, è una lotta.
Egli tentò un gesto.
—Volete le prove? volete che vi reciti la lettera della contessa il giorno del vostro duello con Villani? La so a memoria, sentite: «Voi siete un ingrato, un vile. Sapete benissimo che Villani non è mai stato il mio amante, e che non lo sarà mai, ma prendete questo odioso pretesto per sdebitarvi meco...»
E come spossata da questo impeto, si prese la fronte nelle mani e si rigettò sulla spalliera.
Buondelmonti immobile fra quella tempesta di parole e di passione, nemmeno sospettata da principio, guardava l'atteggiamento stravolto di quella donna, mentre nella incertezza scombussolata di tutto il suo spirito un'idea terribile sorgeva come una testa immane di capidoglio sopra un'onda, e gli ghiacciava il sangue. Era seduto goffamente sullo sgabello, quasi percossovi dal gesto di Ida, che si era rivolta al camino per evitare forzatamente di guardarlo.