—Volete dividere la mia colazione, capitano, dopo una trottata su Baiardo?
—Mille grazie, l'ho già fatta al caffè.
—Non è una buona ragione: accetterete almeno un confetto.
—Come un ricordo.
Ella glielo porse, inghiottendo la punta di una pasta colla più delicata moina. Aveva appoggiato un gomito sul tavolo, colla fronte sopra un polso, come se mangiasse per compiacenza. In quella posizione la veste da camera le disegnava così squisitamente un contorno del seno, che il capitano dovette ammirarlo con rammarico, pensando che se non si fosse compromesso con la contessa Ceri, Ida lo avrebbe forse amato. Evidentemente la contessa non era che una signora corta a quattrini, poco bella, poco spiritosa, con gelosie da cameriera, che potevano un giorno o l'altro rovinare qualcuno. In quel momento egli la detestava, cominciando a sentire più vivamente l'eleganza di quel salottino senza dubbio immaginato da Ida. Ma se ella lo avesse amato davvero, esagerando per segno di gelosia il proprio disprezzo di poco d'ora? Le donne sono così strane; poi Ida era una mantenuta.
—Andate al veglione di questa notte?
—Sì.
—Pare che vi saranno molte signore in maschera. Ho saputo stamane che la baronessa De Angelis e la contessa Alidosi avevano concertato un costume di giapponesi, ma la contessina in ultimo non ha avuto il coraggio della pettinatura. Infatti i suoi capelli sono troppo belli per sciuparli così.
—Vi pare bella la contessa Alidosi?
—Tutti lo dicono, ma ve ne sono di più belle.