—Vi è dell'ostinazione,—mormorò, ricadendo nel sentimento di quella fissazione prima che entrasse Buondelmonti: ma allora il filo si ruppe e la capocchia, spegnendosi, cadde sulla cenere con un moto cadaverico.

—Così sia.


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V.

Ella passò in orgasmo tutto quel giorno, comandò la carrozza, uscì a cavallo, mutò due volte di abiti, ordinò il pranzo ad un'ora insolita e non potè mangiare, giacchè malgrado tutte le bravate della sua vanità, una paura profondamente femminile le faceva battere il cuore. A certi momenti le veniva di rivolgersi come se un incognito fantasma le fosse dietro e il suo alito le gelasse la nuca. Quindi si sforzava di non ci pensare, cacciandosi per tutti i ricordi della propria vita, intrattenendosi colle idee meno note. Ma a pranzo, quando la sartina le portò nella cesta il costume turco, al quale la maestra aveva cucito alcuni ornamenti di stile troppo europeo, ella parve uscire da quel concentrato mutismo.

—È orribile,—esclamò respingendolo brutalmente:—non entrerò mai lì dentro. Voi, Giustina, andrete al veglione per me.

Giustina, che non s'aspettava questo favore, lasciò sfuggire un'esclamazione di gioia.

—Speri dunque di divertirti?