—Ne ero sicura anche prima che non speravo d'andarci.
—Io no.
Ed entrò nel proprio appartamento; ma non si era ancora seduta al lavabo, guardandosi nello specchio, che Giustina sopravvenne con una lettera.
—Di Enrico!—ella proruppe, rompendone nervosamente il suggello.
—È Dio che la manda.
—Dio o il diavolo,—arrischiò famigliarmente Giustina, che aveva creduto di accorgersi altre volte delle intenzioni ostili di Ida verso il conte.
—Forse, ma è Dio egualmente.—Poi:—Salì dal cuoco e digli che prepari un altro pranzo per le sette, splendido, squisito. Ha tempo due ore, ne ha d'avanzo.
Quindi tornò a passeggiare febbrilmente per la camera: Giustina non era ancora all'uscio, che la richiamò.
—Metti fuori la veste coll'edera: non sono in casa per nessuno sino a domani.