—Aprila, e che il sole entri.
Giustina la credette ammattita.
—Ma il sole è già tramontato.
Ida rimase pensierosa, non aveva più fretta pel bagno. Si sedette sulla poltrona, e chiamando Giustina la fece parlare qualche tempo del conte. Giustina, che gli serbava rancore per l'alterigia delle sue maniere, lo diceva antipatico, brutto anche come donna, malgrado la bianchezza e la freschezza della sua pelle. Un uomo doveva essere un uomo.
—La sua superiorità consiste appunto nel non esserlo, ma allora non può essere amato se non da una donna, che sia un uomo.
—Perchè?
—Tu non puoi capirlo, gli ibridi non si riproducono. Questa condanna dipende forse dalla deformità delle loro nature, che si cercano per distruggersi. Poichè la vita è una continuità, ogni eccezione non è solubile che nella propria regola; due eccezioni, che s'incontrano, sono insolubili e devono frantumarsi.
Giustina, incapace di comprendere il filosofismo oscuro di quelle parole, la guardò stralunata, ma Ida si era già sprofondata nelle proprie riflessioni; poi si riscosse con queste parole:
—Viene!
—Sono oramai le cinque; badi, il bagno si agghiaccerà.