Ella non rispose.

—Vediamo,—seguitò appressandosi sino a toccarle col ginocchio la veste e chinandosi a parlare sul collo:—dubitate che io muoia? Ma Buondelmonti non sa che la contessa Ceri mi abbia mostrato quella lettera; d'altronde, se l'avesse saputo, è talmente sciocco che mi avrebbe provocato violentemente. Sono stato io a morderlo. Ieri sera foste ben cattiva con me: vi appoggiavate sulla spalla del duca niente altro che per farmi dispetto. Se volevate darmi lo spettacolo pungente di ciò che potete essere per un uomo, ci siete riuscita. Questa notte non mi è stato possibile dormire.

—A me pure.

—Mi amate dunque?

—No, forse vi desidero.

—È lo stesso.

—Fanciullo! l'amore può far morire di spasimo chi lo sente, mentre il desiderio può fare uccidere chi l'ispira. Perchè mi avete trattata così crudelmente quella notte al castello? Allora avrei potuto morire per voi: forse non vi amavo, ma la vostra mostruosa bellezza mi aveva sedotta a tal punto, odiavo così me stessa e la mia posizione, che sarei morta volentieri. Voi mi disprezzaste, vi montaste la testa di orgoglio credendo che sarei sempre ai vostri piedi a chiedere quell'elemosina di amore; ma v'ingannaste, v'ingannaste malamente, signor conte. Io ero infelice, odiavo. Nessuno al mondo aveva avuto una parola dolce per me, ero cresciuta come una tigre nella gabbia, ma una tigre che vedesse attraverso i ferri la bionda immensità del deserto colle sue abbrucianti seduzioni. Un uomo, una donna, che mi fossero venuti incontro, avrebbero potuto fare di me un altro essere, farmi credere e farmi sopportare. Oggi è troppo tardi: nel mondo non si è mai come la natura, ma bensì come la vita ci ha fatti.

—Siete dunque infelice?

—Non ve ne siete accorto e dite di amarmi! No, voi mi desiderate, come vi desidero io, noi non possiamo amarci. Io vi oltrepasso senza raggiungervi: siete inafferrabile, siete come un'ombra, che abbia tutti i toni della carne colla leggerezza di un odore. Voi non siete nè uomo nè donna; non siete qualcuno, che quando siete il conte Alidosi. Allora la superbia della vostra fortuna vi rende adorabile e perverso: diventate come l'upas, forse il fiore più bello e il più velenoso.

—Cosicchè mi odiate?—domandò, scosso suo malgrado dalla violenza di quelle parole, ma col suo accento educato d'ironia:—Confesso che se vi avessi conosciuta come...