—Vi siete ingannato. Non ho paura, potrei assistere al duello e vedervi fracassare la testa senza impallidire. Jela avrebbe paura, ma più paura ancora che dolore. Ella non vi ama più, siete solo come me nella vita, voi mantenuto dalla moglie, io dal duca. La partita è pari. Il vostro duello non è con Buondelmonti, ma fra me e voi: ebbene...
—Ebbene!—proruppe finalmente,—ciò vuol dire, che voi avete detto a Buondelmonti come io vi abbia mostrato quella lettera.
—Potrebbe darsi,—replicò alteramente.
Il conte indietreggiò di un passo come davanti ad un nemico implacabile, che, avendolo tratto finalmente ad un agguato, si cavasse all'improvviso la maschera per vederlo meglio morire. Gli pareva di comprendere tutto, la sua ostinazione nell'innamorarlo, tutto quello studio di lusso e di seduzioni, la rovina del duca in pochi anni, gli scaldali con Jela, la rivelazione a Buondelmonti per avventarglielo contro ad un dato momento. Ida si era senza dubbio intesa con colui. Fu come una visione istantanea, una certezza mortale di una minaccia creduta fino allora romantica, la quale lo colpiva come una piattonata di sciabola sul petto pittandogli un gran freddo nelle carni. Egli non aveva taciuto fino allora se non credendo quella scena l'ultima resistenza di Ida, a secco di argomenti contro di lui e torturandolo col passato per sottrargli il proprio presente.
—Dunque,—ella riprese, alzando sprezzantemente le spalle e dando in una stridula risata,—vedete che vi ho fatto paura, mio bell'eroe. Via, non ve la farò più, ma,—proseguiva con una moina indescrivibile,—vi farò ammazzare egualmente, giacchè stanotte starete meco e domattina non avrete più la forza di una parata. Accettate? Accettate?—insistè, vedendo che stentava a rimettersi.—Povero Enrico! Come sono ingiusta con voi! Ma perchè far pompa di coraggio, quando è così semplice avere paura? Credete dunque che il coraggio sia una qualità di prim'ordine? Vi batterete, porterete il braccio al collo per otto giorni, e passerete per un'eroe dopo un duello con Buondelmonti.
—Ma se morirò?—la interruppe con una tristezza di paura finta eppure vera.
—Mio Dio! non sarete il primo; ma, Enrico, non vi avvilite a questo punto. Dimenticate dunque che discendete dalle crociate? Venite qui, mio povero bambino: per provarvi che è stato uno scherzo vi darò un bacio sulla fronte. Vi basta? Vi ripeterò che siete ancora più donna che bambino.
Ed accompagnando la parola col gesto gli aperse le braccia, sorridendogli invitevolmente come ad un fantolino.
—Provate dunque se sono una donna.
—Davvero?