—Enrico! ella ripetè con voce ancora più soave e una sommissione piena di incertezze.
—E già tardi: dovrò alzarmi,—rispose oppresso dal ricordo di tutte quelle minacce della sera, che gli cadevano come una grandine di sassi sulle memorie palpitanti della notte.
—Se non avete altro pensiero, potete aspettare mezz'ora,—ribattè l'altra alzandosi e gittandogli un'ultima occhiata.
Il conte si accorse di averla offesa, ma troppo preoccupato di sè stesso e dal sentimento confuso che Ida entrasse per qualche cosa nel suo duello con Buondelmonti, sebbene percosso da quello sguardo non la richiamò. Ida cercò un ferruccio sul lavabo, ed uscì. Il letto era disordinato, ma la camera aveva la stessa fisonomia; solamente due o tre piatti sopra il comodino, dal canto suo e sulla cassa, ancora sucidi della cena, e due o tre bottiglie sturate tradivano il passaggio di un'orgia. Li osservò, si richiamò tutta quella notte, dovendosi confessare che era stata la più bella della sua vita. Senonchè, invece di gioirne, se ne rattristò. Nella spossatezza ancora sensuale di quell'ora non avrebbe mai voluto essersi incontrato con quella donna, cui la sera seguente avrebbe forse ridesiderato con una veemenza anche maggiore di passione, e che lo aveva amato in una notte più che tutte le altre donne della sua vita nei lunghi mesi dei loro capricci, ma non dandogli mai un bacio se non sulla cicatrice di un morso. Il suo carattere, il genere della sua bellezza, la stessa voluttuosità di Ida lo irritavano al punto, che finiva col negarla. Se non le si fosse ostinato dietro così scioccamente, non si sarebbe svegliato quel mattino sul suo letto per andare a un duello con Buondelmonti. Ma Buondelmonti non era un amante di Ida? Avrebbe quasi voluto crederlo per meglio disprezzarla, ma il pensiero che la notte seguente Buondelmonti potesse essere al suo posto, dopo averlo ucciso, gli dava un insopportabile raccapriccio. Perchè no ucciso? Il duello era a primo sangue, però nessun colpo escluso; e Buondelmonti insospettito poteva bene, abusando della propria abilità, passarlo fuor fuori. In questo caso egli giurava di morire vendicato, rivelando prima di morire l'abbiezione di quello spadaccino: ma il caso non perdeva con questa consolazione gran cosa della propria tristezza. E perchè tutto ciò? Perchè la contessa Ceri pagava Buondelmonti, lo zio pagava Ida, egli aveva sposato Jela? Perchè la contessa amava Buondelmonti e lo denunciava, Ida amava lui e gli tirava addosso un duello forse mortale? perchè il duca scapolo senza altri figli che quei due nipoti, i bastoni della sua vecchiaia, si spassava a torturarli, inebriandosi ai dolori della loro falsa posizione, da lui stesso creata? Perchè questa falsa e trista società? Quale equivalenza di nature, malgrado le differenze irreducibili di classe! Jela sola era pura, ma talmente insulsa, che la sua purezza aveva la volgarità del vetro fra quei falsi brillanti. Forse a questa ora era desta aspettandolo: forse qualcuno l'aveva messa in sospetto! Il duca n'era benissimo capace.
Ma alla sua volta egli lo scherniva da quel letto di seta.
Questo piccolo trionfo lo animò; poi la pendola suonò le otto e un quarto, e Ida riapparve alla porta del gabinetto. Aveva il viso più fresco e una calma glaciale: scostò il cortinaggio del letto, ed allungandogli le due mani sul collo lo fissò con uno sguardo inesprimibile.
—Addio!
Si raddrizzò, ed uscì per la porta del gabinetto nero. Giustina, ritornata allora dal veglione colle tracce del baccano sul volto, le si presentò all'istante.
—Introducetela,—Ida rispose con voce breve.
Il fuoco ardeva nel caminetto, Ida era in piedi. Jela, vestita di grigio, col velo del cappellino ancora abbassato, entrò precipitosamente. Tremava, non sapeva quello che fosse per dire o per fare; forse la vedeva appena. Ida non si mosse, aveva ritrovato la sua posa più scultoria, la testa indietro e le labbra strette; l'arruffio dei capelli e la veste male abbottonata, sotto la quale si travedeva quella camicia sanguinolenta, facevano credere chi si fosse alzata allora per riceverla. Jela non si accorse di nulla, del calore del caminetto, del colore della veste di Ida, del suo atteggiamento; sentì solamente il freddo della sua faccia, e con un gesto eccessivamente simpatico di timidezza: