—Enrico?!—le domandò, come se fossero ancora ai giorni della loro amicizia.

—Il conte Enrico!—ripetè l'altra con una vibrazione metallica.

—Dov'è?

Ida non rispose, lasciò che Jela la guardasse ancora supplicando, poi colla stessa rigidezza andò alla porta della camera e l'aperse in modo da restarvi riparata dietro il battente. Jela la seguì istintivamente, ma si arrestò, vedendo che ella si fermava contro il muro nella immobilità di una statua. Ebbe un fremito: vedeva già un lembo della camera, il tappeto turchino, sul quale posava la grande cassa intagliata, il lavabo nero a magnifiche forniture di argento, la poltrona di raso rosso, un angolo di lusso antico, più aristocratico ancora che quello del proprio palazzo. Un profumo insensibile di alcova usciva dalla porta, un tepore della notte, che l'aria del giorno non aveva ancora alterato: notò un piatto sulla cassa, una bottiglia col collo inargentato; sentì la ricchezza delle grandi tende, che cascavano sino sul tappeto, velando colla loro trasparenza la luce già velata da tutto quell'azzurro; fece ancora due passi e scorse un angolo della coperta, travide una figura della volta, un guerriero in sottanino rosso, colla sciabola dorata. Ma Ida, cui ella sfiorava colla veste, ebbe un tremito, e i loro volti si urtarono; Jela fu respinta, chinò il capo, avanzò l'ultimo passo gettando un piccolo grido.

Il conte Enrico, che si era risollevato sui cuscini, ne cacciò un altro riconoscendola.

—Voi qui...

—Uscite!—esclamò subito dopo:—bisogna essere ben imbecilli... Uscite: assolutamente lo voglio.

Ma in quel momento Ida si presentò nel vano della porta, colle braccia incrociate sul seno e un sorriso immobile sulle labbra, osservando la loro confusione. Egli sussultò, Jela si volse d'istinto, e allora finalmente comprese. Vacillò, mosse un passo verso la sorella, ma l'occhio le corse irresistibilmente ad Enrico, e vedendolo colla fronte ardente di rossore, la fisonomia vergognosa malgrado lo sdegno, s'intese mancare. Ida le aveva sedotto il marito, e per dargliene colla propria vendetta una prova umiliante, l'aveva con quel bugiardo biglietto attirata nella propria camera. Il suo cuore si rivoltò: poi subito dopo, sotto quella mano, che li piegava, i due sposi si toccarono, in quella camera di Ida, nella quale l'aria della notte aveva ancora la nausea leggiera di una voluttà digerita.

Ida non si muoveva.