Quell'assenza inesplicabile finiva per atterrarlo. Adesso capiva tutto, il suo disegno lento ed infernale, l'ultimo agguato teso alla contessa con una ferocia assolutamente femminile; e tuttavia quei trasporti appassionati della notte, gli ultimi sguardi appena scesa da letto, quello supremo traversando la camera per introdurvi Jela, solenne come un addio di un moribondo a un moribondo, gli contraddicevano quella tetra persuasione. Finì di vestirsi, si pettinò coi pettini e le scopette di Ida, compì febbrilmente la propria toeletta, seccato anche per la convenienza del duello di non potersi mutare la camicia. In quel momento, così gualcita dalle carezze di Ida, gli era odiosa. Si gettò sulle spalle un mantello alla Talma secondo l'ultima moda, e uscì. Giustina gli aperse la porta.
—Tieni,—le disse, togliendosi di dito un piccolo brillante, per non cercarsi qualche scudo nel portafogli. Era un anello regalatogli dalla contessa Ceri.
Se ne accorse dopo, e un triste sorriso gli passò nella mente.
Ida, nascosta dietro un uscio dell'anticamera, lo vide partire, e corse immediatamente alla finestra. Non era meno pallida di lui, ma la stessa feroce esaltazione le fiammeggiava ancora nello sguardo. Giustina la vide poco dopo fare un gesto teatrale e rivolgersi colla faccia fremente; il conte non aveva alzato nemmeno una volta gli occhi, allontanandosi da quella casa fatale.
—Va a battersi?—chiese Giustina.
—Sì, ma la contessa può passare dalla sarta ad ordinare l'abito di lutto prima di ritornare a palazzo. Stupido!
—Davvero?
Ida parve meravigliata di quel dubbio, Giustina scossa da quegli accenti sinistri si guardò in dito l'anello.
Tutta la città fu commossa dal triste caso, Buondelmonti ne sembrò desolatissimo. Appena vide vacillare il conte, gettò la sciabola e si slanciò per rattenerlo, ma non lo potè: lo raccolse col cranio spaccato dalla sommità della fronte sino alla nuca, poichè sentendosi forse sopra il colpo, invece di pararlo il conte aveva piegato istintivamente la testa. Buondelmonti lo prese fra le braccia come un bambino, mentre due grosse lagrime gli nuotavano silenziosamente negli occhi; poi dovette allontanarsi su Baiardo, che la sua ordinanza teneva a mano poco lungi. Allora un orribile problema si aggravò sui padrini, come trasportare il cadavere del conte e dare a Jela la spaventevole notizia. Lovito esitava, il colonnello, che aveva assistito Buondelmonti, propose di condurre il cadavere presso il duca: quegli era più forte.
—Povero ragazzo! perchè cacciarsi contro Buondelmonti? È la migliore lama dell'esercito.