—E poi? nulla, una malattia che vi coglie, e la morte che vi calma. Forse la meta, cui mi dirigo, non vale gli sforzi per toccarla, forse tutta la nostra vita d'individui e la vita dell'umanità sono senza valore, forse la finalità non esiste nell'universo, ne ho sempre dubitato. Ma io lotto per vincere, vinco per lottare ancora.
—E se perderete?
—Alla vostra età avete il diritto della prudenza. La prudenza è una virtù della debolezza: ma io non posso perdere.
—Non potete perdere?
—No, pensateci bene, io non ho nulla da perdere: ecco la mia forza.
Savelli colpito dalla verità di questa risposta, si arrestò, ma la malinconia della sua faccia si era anche più irrigidita nella freddezza di quella logica. Stava colla fronte, così dolce sotto i capelli bianchi arricciati, china sopra una mano, mentre coll'altra disegnava sul tappeto dei segni invisibili colla canna.
—Ebbene?—ella chiese indi a poco, attaccandolo nel suo silenzio.
—Non vi credo.
—Perchè?