—Allora dovreste avere il cuore nella schiena, come dice il proverbio.
—Appunto, ma voi conoscete troppo la storia naturale per non sapere che le larve lo hanno così. Io sono la larva di una signora. Quando il soldato si slancia all'assalto, dimandargli la pietà di un infermiere o di un sacerdote sarebbe almeno ridicolo. Lasciatelo vincere, lasciate che il suo orgoglio si calmi nella stanchezza della vittoria e la veemenza della sua forza gli cada dinanzi senza incontrare un ostacolo, e allora chiedetegli la sua ultima lena per aiutare i feriti, le sue prime lagrime per i nemici morti. La vita è una guerra: non posso essere generosa coi vinti se non sono prima miei prigionieri.
—La vita è una guerra, sia pure, ma perchè volete essere degli agguati lungo le siepi delle strade, piuttosto che delle battaglie nelle pianure illuminate dal sole?—egli rispose col medesimo accento lirico.—Se la vostra energia vi spinge dove il pericolo è più grave e le percosse più sonore, combattetele queste battaglie per tutti coloro, cui la debolezza impedisce di essere soldati, come i Cimbri si battevano dinanzi ai carri del loro campo pieno di donne e di bambini. Perchè combattere contro l'umanità, invece di combattere per lei?
—Perchè l'individuo, per esistere, deve contrapporsi alla massa. La sua grandezza non è che l'effetto di questa opposizione. Una goccia non è una goccia che sola, nel mare non è più nulla.
—Ma questo può forse valere per Napoleone o per Carlo Marx, voi siete una donna.
—Non ancora.
—Che cosa vi manca?
—Che una folla vaneggi per me come si entusiasma per un altro. La forza di una donna è in proporzione degli appetiti che eccita, quella di un uomo degli interessi che conduce.
—Sempre la vanità!