—Vi è forse qualche cosa, che non lo sia nella vita?

Ma Giustina entrò annunziando la visita del duca. Savelli intimidito si levò subito.

—Gli hai detto che sono col maestro?—chiese Ida, trattenendolo collo sguardo.

—No, signora.

—Allora passate nella mia camera,—proseguì in inglese per non essere capita dalla cameriera.—Assisterete ad una mia battaglia campale, ringraziatemi.—Ed alzandosi per drappeggiare più sapientemente una piega dell'abito, gli strinse la mano.

Il duca entrò vestito a lutto, salutò con eleganza severa, e si sedette sopra una poltroncina come chi venga per una conferenza. Ma la sua freddezza aveva mal suo grado del broncio; Ida se ne accorse immediatamente. Nella notte egli aveva combinato un disegno per impadronirsi della fanciulla, minacciando di cacciarla brutalmente sul lastrico, magari col soccorso della questura; naturalmente Ida, mal preparata, perderebbe la testa, si raccomanderebbe, ed allora era soggiogata. Ma l'aria disinvolta di Ida nel riceverlo, come se nulla fosse accaduto o avessero ciarlato la sera innanzi, gli scompigliò subito l'esordio. Il gabinetto era tiepido, Ida vestita di un abito, che le guantava le spalle e il seno giù insino all'anche, s'affondava nel raso della poltrona dentro un'ombra leggiera. Ella gli fe' un complimento, egli rispose; poi, cedendo ancora alla negligenza del proprio abbandono, Ida si distese sulla spalliera e gli disse a bruciapelo:

—Dunque ci lasciamo fra poco.

Il duca trasalì.

—Io parto, non ve ne meravigliate. Forse quest'idea è passata pel capo anche a voi. Abbiamo vissuto assieme otto mesi: è quanto basta per conoscerci, e per non poterci forse più dimenticare. Mi ricorderò sempre di voi, di tutto quello che vi devo. Non m'interrompete, duca. Da un pezzo rivolgevo meco di farvi questo discorso senza trovarne il coraggio, perchè voi siete entrato troppo profondamente nella mia vita, e se oggi sono una donna, lo debbo a voi solo. Senza di voi sarei una povera maestra di un qualche villaggio, vestita con un abito di lanetta, cogli stivalini storti. È orribile. Le abitudini radicate si mutano difficilmente, voi siete l'abitudine più bella della mia vita.

—Partite... sul serio?—domandò commosso da quell'accento, che era quasi mesto nel tono pigro della sua sincerità, e spaventato da quella risoluzione, che lo preveniva.