Ma allora sentì mortalmente l'orrore di perderla, e si vide vecchio nel fondo del proprio palazzo, non uscendone più, non andando più nei circoli e nei saloni. Oggi non v'entrava se non perchè Ida lo manteneva ancora vivo, attirandogli i sarcasmi delle signore e l'invidia degli eleganti. Per lei aveva ancora dello spirito, dei motti, dava il tono alle follie, troneggiava, era il principe di quella gran vita mondana, che aveva sempre fatta e sempre sognata. Quindi si umiliò seco medesimo di aver solamente pensato ad una minaccia di abbandonarla, mentre non aveva ancora fatto se non pochissimo per lei, e le doveva, vita per vita, secondo la frase di Ida, un lusso da regina, che oltraggiasse tutte le signore. Questa idea lo esaltò come l'ultimo atto, il gran finale della sua esistenza di libertino. Egli non morrebbe, non invecchierebbe più, sempre con Ida al fianco, poichè nessun uomo potrebbe disputargliela offrendole maggiori vantaggi di lui, duca e milionario senza eredi.

Ida si era riscossa: egli le appressò la poltroncina e, prendendole una mano, colla voce più insinuante, a volta a volta scherzosa e supplichevole, disse che ella non partirebbe, che non la lascerebbe partire, dovesse magari ricorrere al prefetto suo amico e farla arrestare per ladra.

—Per ladra, sì, l'ho trovato! mi avete rubato il cuore, tutto. Adesso dovrete tenermi, perchè non voglio che mi rendiate, e poi rendermi a chi? Avete torto, nessuno vi amerà mai più di me. Non lo dite più di partire, è una crudeltà ed un'insensatezza. Qui, lasciatemelo sperare,—aggiungeva modestamente,—non mancherete di nulla, io sarò tutto per voi, farò tutto quello che vorrete. Voi stessa l'avete pur detto, non potete lagnarvi di me.

—E non mi lagno, amico mio. Voi siete stato buono, generoso con me; nessun altro sarebbe stato così, ma a nessun altro patto io sarei rimasta con lui.

—Avete ragione.

—Credete che non soffra, io, che non ho trovato che voi nella vita, che vi ho concesso tutte le mie primizie? Lo sapete: vi è un uomo in ogni vita di donna, che ella non può dimenticare; vi e un momento nella nostra vita femminile, unico come quello della nascita e della morte. Io soffro, amico mio, ma voi non potete chiedermi di più: Dio domandava solamente le primizie ad Abele. Lasciatemi partire.

—No, no,—l'interrompeva, scuotendole la mano, già con le lagrime agli occhi:—non intendo e non voglio.

—Eppure dovrete essere ragionevole. Forse non mi amate quanto credete, subite un'illusione per me. Lasciatemi andare; se fra sei mesi non mi avrete dimenticata, vi prometto di tornare, potendo.

—No, no,—ripeteva ostinatamente:—non parliamone più, o me ne vado. È una malvagità. Venivo per confortarmi, ho tanto sofferto, ho avuto tante noie in questi otto giorni, Jela che si è ammalata, ma ora sta meglio... ed ecco che mi trattate peggio degli altri. Dovreste già avermi invitato a pranzo e dato un bacio.