—Tenete; e se la signora Marcella non la capirà, ditele,—soggiunse con voce stridente,—che non ho mai scritto niente di più bello; è tutto il mio lavoro letterario di quest'anno.
Gli esami si avvicinavano.
—A quando?—domandò Giacomo, che l'avea confortata dell'ultima lettera dell'ingegnere, nella quale, mandandole l'ultima rata di pensione, egli diceva di sentirsi sempre più male e che morrebbe presto.
—Lunedì.
—Dunque, signora maestra...
—Non mi date questo titolo, non sarò mai una maestra,—rispose brevemente la fanciulla.
—Ma allora?—ribattè il sarto, che da lungo tempo covava una rivolta.
—Allora datemelo, se vi fa piacere, così questo titolo sarà almeno la consolazione di qualcuno.
Giacomo si vergognò della propria asprezza, e non seppe più che pensare in faccia a quel muto e misterioso dolore. Quel giorno a pranzo non pronunziarono una parola, ma la Lucia, che s'era anche più intenerita, la domenica mattina le entrò per tempo in camera per trarla seco a messa in quell'occasione degli ultimi esami.