—Anche Giacomo, che non ci va quasi mai, ha detto che facciamo bene questa volta.
E la pregò tanto, che dovette accondiscendere. La Lucia, gioiosa di quel trionfo, avrebbe quasi arrischiato una parola di confessione, ma temette di compromettere la partita, e per quel giorno tacque. Uscirono. In chiesa alcune compagne di Ida strabiliarono scorgendola, e la fanciulla, vedendosi attribuire il pensiero della Lucia, si morse le labbra.
—Usciamo!—le disse a bassa voce.
L'altra la guardò e non rispose nemmeno.
Allora Ida assunse il contegno più irreligioso, esaminando i quadri degli altari, sorridendo della compunzione della gente quando il chierico suonò il campanello e tutti s'inginocchiarono, ed ella rimase in piedi, sola delle donne, perchè era forse la sola donna là dentro. Quindi attese con impazienza l'ite missa est, per avviarsi malgrado i cenni della Lucia, che voleva aspettare le ultime avemarie e risparmiarsi di scavalcare con fatica tutta quella gente ancora inginocchiata. Ida passò innanzi la pila dell'acqua santa senza intingervi il dito, infilò la porta, ed appena fuori mise un respiro. L'altra spaventata dell'aria fremente del suo viso, non arrischiò d'interrogarla; ma tornarono a casa di malumore.
Quel giorno Ida non comparve che a cena. Avea gli occhi rossi, nessuno aperse bocca.
Ritornò nella propria camera e vi si chiuse; era l'ultima tempesta.
Il mattino dopo Ida uscì tutta vestita per l'esame, ma così pallida che la Lucia, incontrandola sulla porta, le chiese sbigottita se stava male; ella sorrise tristamente.
Era un magnifico giorno. Malgrado la temperatura cocente Ida camminava frettolosa per le vie gremite, cogli occhi bassi, in un torpore senza pensiero. Era fuori del mondo. Entrò il portone dell'Istituto senza guardare le compagne, e seguì il vecchio professore venuto ad incontrarla. Toccava a lei.
—Hai paura?—le chiese a quel suo convulso il buon uomo.