—Che cosa vuoi?—le si rivolse col malumore di chi è disturbato.
La Ghita non rispose subito, anzi finse di non sentire l'asprezza di quelle parole, e venne in mezzo alla camera a guardare per la finestra. Le imposte erano socchiuse.
—Eccolo là.
—Chi?
—Il dottore. Mi ha voluto mandare per forza, non lo vuole credere che lei rifiuti.
—Ti dispiacerebbe molto se accettassi?—rispose la fanciulla, levandosi e guardandole negli occhi lucidi di malignità.
—A me!—rispose la Ghita, abbassando la voce di un tono e tornando a spiare dalla finestra per sottrarsi al suo sguardo;—mi fa stizza la ragione. Dunque perchè lei è povera dovrebbe poi sposarlo dopo la sua brutta figura colla Giovanna? S'immagini che me lo ha detto lui stesso: ah non mi vuole? con quella dote! E poi mi ha pregato di tornare qui a persuaderla meglio. Ma che cosa crede di essere quel mobile coi suoi due centesimi?—esclamò stendendo un braccio verso di lui.
Il dottore, solo nel mezzo del mercato, guardava la loro finestra, come se ne aspettasse un segnale, ma, attendendo forse da un pezzo, fe' due o tre passi verso la casa. La sua tozza figura sotto quel cappellaccio disegnava una specie di grosso fungo sul suolo. Teneva gli occhi alzati.
—Guardi,—ripetè la Ghita alla fanciulla, mostrandoglielo del dito con una smorfia indescrivibile:—non lo crede!