—Troppo tardi!—rispose Ida, fissa negli occhi velati della mamma e travolta nel suo rantolo.

L'altra non replicò. Ida pareva estatica, gli occhi sbarrati, le tempia ventilate da un freddo terrore. Le due donne si distrassero a guardarla; poi la Ghita mormorò una parola all'orecchio della Giovanna ed uscì frettolosamente. La fanciulla non se ne avvide. Non perdeva una contrazione di quell'aspetto, una fisonomia di quella morte, costretta da un fascino misterioso, nel quale il dolore perdeva ogni coscienza e lo spavento ogni nervosità.

Tratto tratto la moribonda muoveva insensibilmente la testa, percotendo le dita sulle lenzuola gialle. La camicia, chiusa al collo ed ai polsi, pareva aumentarle inesprimibilmente l'orrore della magrezza. Moriva. Aveva ancora l'anello nuziale e i bottoncini alle orecchie. Il raggio di quell'oro traversò la fissazione della fanciulla, che le si riunì immediatamente nello scavo angoloso delle gote, entro una delle quali si arricciava un ciuffo di capelli grigiastri. Quella faccia era di una piccolezza impossibile, senza espressione.

Infatti la Giovanna se n'era distolta per guardare sopra il canterano un magnifico Gesù bambino sotto un'urna di vetro, sdraiato fra i fiori, tutto roseo nella sua vestina di seta. Non pareva vivo, ma l'esagerazione della sua lucidezza attirava come una vivacità di vita. E a poco a poco gli si era appressata, passando dietro Ida; ma fa pronta a rivolgersi, vedendola come destarsi al rumore, che saliva per le scale.

La fanciulla corse all'uscio; in quel momento l'ammalata scosse il capo quasi per disapprovarla. Era l'arciprete col barattolo dell'olio santo in mano, seguito dalla Ghita con due candele accese e da altre due vicine accorse per assistere devotamente l'agonia. La Ghita le fe' un cenno di interrogazione, se era morta, che l'altra non colse.

—Siamo in tempo?—domandò l'arciprete, che non aveva osservato il viso della fanciulla.

Ma Ida sbarrava la soglia.

L'altro si fermò.

Lo sguardo della fanciulla era sfolgorante di disprezzo.

—Mi lasci passare.