—No; non vi ho fatto chiamare e non permetto che si turbi l'agonia di mia madre.

Il prete fu così meravigliato, che parve quasi non avere inteso; poi avanzò un passo. Ida stese la mano per respingerlo, ma l'altro gliela afferrò brutalmente.

—Siete matta! Quella disgraziata non si è voluta confessare credendo di guarire, e volete rubarle l'ultima grazia, che il Signore le concede! Vergognatevi; andiamo dunque, che mi faccio proprio imporre dalle vostre pari io...

E respingendola con forza da un lato passò oltre, verso il letto. Le tre donne, che avevano susurrato, lo seguirono, guardandola nel passarle davanti con un ribrezzo pieno di dileggio, e si inginocchiarono intorno alla sponda del letto. Alla prima occhiata il prete s'accorse che l'agonia era innanzi; quindi confidando il barattolo alla Ghita, profferì le preghiere d'introduzione, così belle di poesia:

Asperges me, Domine, hyssopo et mundabor, lavabis me et super nivem dealbabor.

La sua voce nel pronunziare questo versetto aveva la solita cantilena rituale, mentre la Ghita rispondeva alla meglio da chierico. Poi egli aperse il barattolo, ma accorgendosi di avere dimenticata la bambagia:

—Come si fa? Ne avete in casa?

—Credo di sì; nel canterano.

—Spicciati.

L'ammalata rantolava sempre più fiocamente.