—Badi alla stola,—arrischiò confidenzialmente la Ghita, vedendolo schiacciarsi contro una macchia del letto.
—Hai ragione, ma sta attenta; mi hai assistito un'altra volta;—e composto il volto ad una espressione più grave, con un gesto quasi elegante intinse il pollice nell'olio; quindi mormorando l'analoga preghiera segnò una croce sugli occhi velati della moribonda, la terse, e dagli occhi, che avevano forse troppo veduto, seguì agli orecchi, che avevano forse troppo udito, poi alle narici ghiotte delle esalazioni voluttuose, poi alla bocca, comprimendone le labbra mal bianche, che avevano inghiottiti i baci della lussuria ed emesse le parole della mormorazione, poi alle mani, che unse sul dosso, poi ai piedi e si arrestò incerto sui lombi. L'ammalata non si poteva muovere. Allora pensò di omettere questa unzione purificatrice, forse la più importante, perchè sulla oasi del peccato.
La morente agitò le labbra.
—Prega...—pensò Ida fremendo, e cadde ginocchioni presso l'uscio, confusa in un dolore, del quale poco prima non si sarebbe creduta capace. Le orazioni proseguirono a bassa voce, quasi smorzandosi come quella vita, che imbalsamavano per la eternità; ma l'accento delle parole, talvolta sublimi, era così chioccio che ne scemava al suo spirito in gran parte l'effetto.
—Domine, exaudi orationem meam:
Et clamor meus ad te veniat.
A questo punto Ida rialzò il capo, e vide la mamma con un crocifisso sul collo muovere straziantemente la testa, mentre il prete s'interrompeva come per sorprenderle l'istante supremo. Scattò in piedi, tutti la guardarono.
Le aveva preso una mano già fredda e gliela stringeva interrogandola negli occhi; ma l'altra si quetò. Allora Ida sentì un fetore di sepolcro, come una protesta nauseabonda della materia contro l'immortalità dello spirito, passarle sulla faccia ed arrivarle sino all'anima. Resistè, anzi piegandosi sull'ammalata colle pupille piene di fulgoramenti notturni, l'attirò con tanta forza, che le fece volgere la testa. Aveva gli occhi appannati come un vetro dal freddo; poi abbassò lentamente le palpebre.
La testa della morta era abbandonata sulla spalla sinistra come nel sonno, colla medesima fisonomia e la bocca socchiusa. Il prete scambiò un'occhiata d'intelligenza colla Ghita. Allora le quattro donne allungarono il collo, e la Giovanna disse all'orecchio della vicina:
—È morta.
—Se non scappo muoio anch'io dal puzzo.