Il prete appressò un bicchiere alla bocca del cadavere, ve lo tenne qualche istante, poi scosse la testa e, posandolo sul comodino, mormorò:—Subvenite, Sancti Dei,—col solito accento, chiamando i santi del cielo incontro a quell'anima pellegrina per le pianure della eternità, intanto che nel mondo i viventi si scostavano inorriditi dal suo corpo.
Ida aveva lasciato cadere quella mano sul letto, stette ancora fissa nella madre non battendo palpebra, poscia volse lo sguardo in giro sulle donne, che lo evitarono, ed incontrò quello del prete. Questi si mosse come per dirle qualche parola di consolazione, ma la fanciulla alzò la mano ad un gesto imperativo di diniego, e con passo lento, quasi solenne nella tragica gravità di quel momento, entrò nella propria camera.
Appena uscita fu un bisbiglio. La Giovanna corse ad aprire la finestra, il prete ripiegava la stola ripetendo alla Ghita di bruciare la bambagia intinta di olio santo, rispondendo con un sorriso di bonomia alle altre donne, che ammiccavano con una smorfia verso l'uscio della fanciulla.
—Non volere l'Olio Santo!
—Sì, ma è rimasta male: vedremo come farà a vivere senza far nulla.
—Il Signore è giusto,—disse una, che non aveva aperto bocca.
—È giusto,—ripetè il prete.—Adesso, Ghita, vado via. A lei le dirai poi... cerca di consolarla, se ne ha bisogno,—aggiunse con un cattivo sorriso.—Oh! come sei tu qui?—si volse alla Giovanna:—bada...
—Adesso!—ribattè schernevolmente la Ghita.
L'arciprete si strinse nelle spalle biascicando un testo latino, quindi facendo alla colpevole, che non arrossì nemmeno, un gesto paterno d'indulgenza, si avviò veramente per uscire. La Ghita lo accompagnò insino alla porta e lo trattenne ciarlando. Quando tornò nella camera le donne erano ancora lì a chiacchierare, anzi una aveva tirato il cassetto della bambagia per provare di non avere mal veduto, in fondo, nell'angolo, vedendo una cassetta dorata.
—Cosa ci sarà mai lì dentro?—chiesero alla Ghita.