Ella non lo sapeva. Ma la Nunziata del muratore si esibì di fare la veglia.

—No, la faccio io,—ribattè la Ghita.

—Facciamola insieme, mangeremo un po' di costola di porco con un boccale di vino nuovo.

Allora tutte le altre si offrirono.

—Anzi figuriamoci... basta, vedrò per la Nunziata. Ora andate via; se torna fuori la signorina mi faccio strapazzare.

—Sì, va pur là, un buon capo.

Ma rimasero, poi la Giovanna uscì colle altre due, e restò la Nunziata. Discesero in cucina, era l'ora del pranzo.

—Come si fa,—domandò la Ghita,—a dirle se vuol mangiare?

—Credi che le dispiaccia della mamma?

Il sole era alto, la cucina abbastanza illuminata. Le due donne si occuparono dei preparativi del pranzo colla alacrità di chi prepara per sè medesimo, ciarlando del passato della morta, quando era balia e levatrice, quindi moglie dell'ingegnere e per un momento la signora più sfarzosa del villaggio. Le date, i particolari si affollavano; poi il pranzo le riattirava, e riflettevano alla condizione di Ida nell'inverno vicino, sempre terribile pei poveri. Anche esse non avrebbero nulla, sempre povere prima e dopo la gioventù. Almeno la balia aveva fatto la signora per una volta.