—Chi godè una volta non stentò sempre,—conchiuse la Nunziata col proverbio popolare.

Ma un pensiero attraversò la testa della Ghita.

—Aspetta, vado su.

La porta era chiusa; ella girò la chiave. Ida seduta al tavolo piangeva, ma le lagrime le dovevano uscire a stento, perchè aveva gli occhi troppo gonfi.

—Oh, è orribile!—esclamò, percossa da un brivido alla proposta della Ghita.

—Come vuole dunque fare? non ci si sta in casa.

Ida si levò convulsamente; il volto della Ghita era così calmo, che dovette comprendere di aver torto, e cedette con un gesto di raccapriccio. La Ghita discese e mandò la Nunziata dal marito, che lavorava in una casa vicina; senonchè gli era capitata un'altra incombenza ed era partito dicendo di tornare a notte. Allora la Nunziata era salita sino a casa propria ed aveva trovata una mezza grembiulata di gesso ed una cazzuola vecchia, la quale ciurlava nel manico. La Ghita si grattò la testa.

—Tonio è in casa?

—Ma no, non c'è nessuno. Gigetto è andato a zappare: pare proprio impossibile!

Si consigliarono ancora, finendo poi a canzonarsi scambievolmente del proprio ribrezzo, che in fin fine era una fanciullaggine da signorina. Ne avevano veduta morir tanta della gente. Era presto fatto.