—Che cosa vuol farci? le darà fastidio.

—Basta: mangiate voi per me,—rispose senza voltarsi.

Intanto fuori il sole d'autunno faceva le ultime carezze alla campagna, mentre i pettirossi cantavano, tutte le finestre del villaggio erano aperte e i tetti bruni parevano avvampare in un incendio di razzi e di scintille. Giù nella piazza i ragazzi, che non avevano forse pranzato, folleggiavano correndo, molti giovanotti passavano a gruppi, una lunga fila di donne novellavano filando lungo il muro dell'ospedale, a sinistra della parrocchia.

Per la finestra Ida partecipava a tutto ciò immersa in quell'onda placida di vita così repugnante al suo carattere e alla sciagura di quei momenti.

Un raggio di sole volato sul tavolo vi scherzava come un passero. E a poco a poco una quiete lenta s'insinuava nell'anima della fanciulla. Era sola, più sola dell'uccellino nel nido dopo che il cacciatore gli ha ucciso la madre, più sola del falco sulla rupe dopo una caccia inutile ed ostinata; ma non poteva pensare più a nulla, non soffriva più e non viveva. Sognava.

La sua coscienza somigliava alla campagna desolata nello squallore dell'autunno, in una luce bella ma inutile, nella quale rammarichi e speranze si perdevano abbacinati. Dal suo tavolo guardò lungamente al di fuori, cadendo di pensiero in pensiero come il pettirosso di ramo in ramo; fremè vagamente colle foglie secche, guizzò sulla rifrazione di un sorriso, fu quasi stupida e serena come quella gioia. Se non che la luce illanguidendosi divenne fredda. I passeri si rarefecero con pigolii più acuti, i sorrisi s'involarono come i passeri dai tetti e le voci si quetarono ad una ad una, mentre le foglie inaridite alzavano al vento della sera l'ironico canto dei morti. Gli alberi, rimasti nell'atteggiamento entusiasta di un saluto al sole, parvero immobili nella disperazione della loro secchezza scheletrale, il cielo si abbassò come un coperchio sempre più greve. Allora anche il sole, sdraiato sull'ultima montagna colla stanchezza fantasiosa del pellegrino, che ha tutto veduto e se lo ricorda, dovette levarsi lentamente per discendere la montagna. Si videro ancora i suoi capelli biondi come quelli di una donna agitarsi ad un moto della fronte, poi la testa era già scomparsa che si vedevano ancora; il pellegrino s'inabissò, e l'ombra si abbattè nella sua traccia.

La sera trionfava. Ida era nel buio, aveva buio.

Le tende di mussolina imbiancavano l'ombra della camera, un umidore frizzante arrivava sino alla fanciulla. I suoi occhi guardavano ancora senza vedere, il suo orecchio non ascoltava più nulla.

Quindi la solitudine le si restrinse intorno; non si poteva più muovere. Il mondo era dileguato.

Le tenebre atterrirono la sua immaginazione e la sua ragione allibì. Dov'era? Che cosa fare? Perchè? Intendeva indistintamente queste domande, come di gente che gliele profferisse intorno.