Galoppò in giro, evitò l'ostacolo per due volte, tanto che il maestro e Jela non respiravano, ma alla terza storse Febo, lo lanciò dritto, dandogli la strappata così presto che le gambe anteriori gli percossero nei travicelli, la barriera si rovesciò ed ella sbalzò lungi quattro passi rattrappita sulle ginocchia.

—Ah!—gridò, rizzandosi prontamente e riafferrando le briglie.

Jela era pallida come un cencio.

L'altra volle rimontare, volle saltare e saltò. Il conte, che sopravvenne a quel punto, le battè le mani, Ida si volse salutandolo del frustino con una civetteria da circo equestre, e fece spiccare due altri balzi al cavallo.

—Siete ben forte,—le disse il conte avvicinandosi a guardarla seduta coi fianchi classicamente evidenti.

—Eppure Giovanni mi complimenta sempre sulla mia mano leggiera.

—Per reggere i cavalli la mano più sicura è la mano leggiera.

—Come cogli uomini.

Il conte raccolse il frizzo.

—Avete saltato la barriera alla prima prova?