—È un invito per una trottata. Mentre Jela aspetta, noi che non abbiamo nulla d'aspettare andremo loro incontro. Oggi è una stupenda giornata.

—Ma così interromperò la Filosofia dell'amore.

—Sarà forse meglio per entrambi...—e fece sorridendo una sospensione,—che non possono andare uniti.

Ida si levò accettando l'invito con atto grazioso ed uscì dalla biblioteca, mentre il conte scendeva lo scalone agitando il frustino in una maniera, che per lui indicava molto buon umore. Fe' sellare il suo cavallo favorito, bel sauro dalle forme pesanti ma di una rara eleganza, gli mutò egli stesso la testiera di cuoio in un'altra di seta, costume mezzo orientale e mezzo di fantasia, esaminò coll'occhio dell'intelligente la bardatura di Febo, ed attese la fanciulla nel mezzo del cortile schioccando il frustone, intanto che i cavalli saltavano come per strapparsi alle mani degli stallieri.

—Febo!—esclamò Ida arrivando colla lunga veste sul braccio, che le si vedevano gli stivali di pelle lucida. Il cavallo si volse nitrendo.

Il conte gettò il frustone e le si appressò.

—Febo, Febo!—ripeteva la fanciulla, accarezzando il collo del vivace animale:—Ha lo stesso nome ed è bello come il sole.

—Avete dunque una vera passione per i cavalli?

—Anche.