—Bah!
E il duca si appressò galantemente per ripeterle un complimento sulla sua abilità di cavallerizza e il buon gusto della sua amazone.
—Ida veste sempre di nero,—disse Jela, che si sentiva opprimere dal silenzio del bel forastiere.
—Come Mazzini,—questi interloquì ironicamente, alludendo alla morte recentissima del grande rivoluzionario.
—Mazzini portava il lutto della patria, che non aveva,—ribattè Jela.
—E che poi creò?—seguì il duca sul tono dell'Alidosi.
—Forse no, perchè vestì di nero fino alla morte. Il conte Alberto, fiutando una lotta, si era avvicinato, ma a questa risposta più scettica delle loro domande sorrise. Poi Jela dovette mettersi al piano con dietro il conte Enrico, che le voltava le pagine, chinandosele tratto tratto a guardarla sulla fronte con un garbo più cortese che galante, mentre ella tanto sicura delle proprie dita se le sentiva tremare sui tasti e le note le svolazzavano intorno alle orecchie come tanti frantumi di un secreto spezzato.
—Non è forse un bel gruppo?—rispondeva Ida al duca, che le domandava perchè li guardasse tanto. Ma in quel punto Jela agli estremi chiamò Ida, perchè suonasse ella pure, denunciandola allo zio come una principiante portentosa.
—Una volta era anch'io un principiante mostruoso, per fortuna sono rimasto sempre tale.
—Allora suoneremo un pezzo a quattro mani.