—Che cosa vuoi che ti faccia? Stai male, dimmi che cosa vuoi.

—Non lo so.

—Torna a letto.

—No, no, non posso.

—Vedi, io certe volte…

Tina non la lasciò finire:

—Dammi un bicchier d'acqua, brucio; ma la signora Cesarina, bada, non voglio vederla più. La sua faccia mi fa male come quell'uomo: scommetto che ti ha di già fatto pagare l'abito e le scarpe; non ti sarà rimasto quasi nulla, ecco come va a finire.

—La prima volta, ma dopo…

—Ah! tu credi che ci tornerò!—stridè quasi minacciosamente la fanciulla.

—Farai come ti piace, Tina mia; io non ti dico più nulla. Avevo creduto così per il tuo bene, per farti diventare una signora: tu lo sai, io ti voglio bene, se avessi potuto mantenerti, io l'avrei fatto con tutto il cuore, ma vedi come sono ridotta:—aggiunse con un sorriso d'ironia dolorosa:—quando non si può, non si può.