Si era seduta accanto a lei.

—Quanto ti ha dato la signora Cesarina?

—Ho rimasto quindici lire.

—Quindici lire!

—Perchè ho dovuto darne quattro alla signora Veronica: pranzeremo da lei.

—Vedi: questi cenci e queste scarpe, ecco tutto il guadagno! Che cosa sono io adesso? Tu ti sei ridotta così dopo aver fatto tutto, e mi hai voluto cacciare per la medesima strada; ma ti sei ingannata, io non sono come te, non posso sopportare: io non ci vado più in quella casa, o mi butto piuttosto a fiume.

—No, Tina, no, Tina!—proruppe levandosi in piedi per abbracciarla:—come vorrai. Io cercherò un mezzo servizio, tu sarai presto rimessa, e capiterà anche a te qualche cosa, un modo di vivere. Nessuno ha saputo niente.

—Lo credi? E la signora Veronica?

—Dubiteresti?

—Tu, povera mamma, sei più bambina di me: colei ci mangia addosso, ecco tutto. È stata lei a spingermi, assai più di te.