Ma non andava.

Egli si era sbottonato il pastrano sedendosi al tavolo, e guardava il bicchiere d'acqua; la donna se ne accorse e lo portò sul camino.

—Lei non parte che a mezzanotte per Bologna?—domandò ancora; ma pareva parlare solamente per guadagnare tempo.

—Sì: ma che fate qui? Perchè non avvisate la ragazza?

—Vado.

Una nube le oscurò la fronte, ed ella vi passò una mano tremante: l'altro invece aveva abbassato la testa per guardare l'orologio.

Poco dopo intese un lungo guaito infantile dal pianerottolo, sul quale dava senza dubbio un altro appartamento. Era un pianto di creaturina spaventata e disperata, che scoppiava in impeti violenti come se qualcuno tentasse di soffocarle tratto tratto i singhiozzi. Egli si alzò, malcontento di essere capitato in una simile casa, mentre aveva pranzato così bene e gli sarebbe stato facile procurarsi altrove qualche distrazione veramente piacevole.

Ma la porta si aperse.

—Che cosa è?—egli proruppe di malumore, vedendo ricomparire quella donna sola:—Vi sono anche dei bambini, che piangono, in questa casa? Non udite?

—Pur troppo, signore; è la bambinella della signora Veronica. Poverina! è ammalata di scrofola, e adesso il male le è entrato nell'orecchio; a certi momenti urla dallo spasimo.