—Grazie.

—Ve ne andate così?

—Torno a letto.

Fuori, nella strada, si sentì più sollevata e si mosse lungo il muro a testa bassa, ma il dolore del ventre le diventava più acuto. Per un momento si ricordò la prima volta che delirante, ferita, era discesa a precipizio le scale della signora Cesarina vagando per le vie insino a quella chiesa silenziosa. La sua vita si era spezzata quel giorno senza che ella avesse potuto piangere; ma adesso il suo ultimo desiderio era di allungarsi nel letto per chiudere gli occhi.

—Starò meglio,—si ripeteva tratto tratto, quasi per rianimare il proprio coraggio nella lunga traversata che le rimaneva da compiere.

La folla era cresciuta: carrozze, figure, voci, tutto passava sfiorandola, senza che nel sangue le si destasse una sola vibrazione. Se avesse potuto vedersi, ne avrebbe provato una strana meraviglia, tanto era pallida e debole; le sue sottane diventavano sempre più pesanti, e il piede urtandovi le dava la sensazione di un ostacolo.

Tuttavia non aveva paura di morire.

Lo sapeva, ma non le era mai sembrato diverso dall'addormentarsi nella febbre, con una nebbia sugli occhi e una stanchezza più greve al capo. Invece, quando si destava, era sempre sorpresa dalla sensazione di un inutile ripetersi delle stesse cose. Ma non desiderava più nulla, non trovava a che pensare, a che attendere. La mamma ricominciava a lagnarsi perchè niente era ancora mutato davvero nella loro condizione; mangiavano tutti i giorni, avevano comprato qualche poco di biancheria, dei tegami, dei piatti; la mamma si era ordinato un vestito, ma la loro vita, la casa, quella camera, erano le stesse. La miseria seguitava come pel passato, senza che nessuno avesse ancora concepito sulle due donne cattivi sospetti.

Poi era venuto quel male segreto ed improvviso, che sembrava averla vuotata dentro; da parecchi giorni tossiva, e la voce le si era abbreviata.

Così camminando piano piano, con quel passo di ombra, era giunta sul ponte Santa Trinità. Laggiù una barchetta carica di donne discendeva mollemente: ella sentì un desiderio di partire per un qualche luogo ignoto, senza ritorno, portata sul silenzio argenteo del fiume, che si ripiegava senza un murmure alle sponde, mentre il sole distendeva larghe fiamme diafane sulle acque. Il suo pensiero seguì la barchetta sulla corrente muta e luminosa, che di notte fra i campi assopiti doveva parere una strada anche più misteriosa verso il mare. Tina non aveva mai visto il mare, ma le era stato detto: acqua, acqua, ancora acqua sotto il cielo, e tutto vi sparisce.