La fanciulla aveva appoggiato il gomito al parapetto del ponte, colla testa sulla mano, obliandosi, come le accadeva spesso in casa per lunghe ore sulla tavola della cucina cogli occhi fissi nel muro della casa opposta. L'acqua passava come un velo, del quale le crespe si distendessero tacitamente: ma era opaca. Che cosa vi si nascondeva sotto? Tina non aveva mai fatto un bagno, non sapeva la voluttà di sentirsi sorretta dall'acqua, quell'inesprimibile senso di qualche cosa che vi avvolge e passa mormorando lieve come il vento.
Eppure il fiume fra quei due muri di macigno non era bello.
—Andiamo,—disse senza staccarsi dal parapetto, sebbene la gente cominciasse ad osservarla.
Qualcuno, rasentandola, si era già voltato, tocco da un sospetto per quella posa di abbandono desolato. Ella invece non pensava a nulla, solamente quell'allontanarsi tacito dell'acqua sotto il ponte portava via il suo pensiero simile ad una barca vuota. Infatti non le restava quasi più niente del passato così triste e così breve. Era stata una fanciulletta malinconica, che aveva sempre ceduto come la mamma, ma in quell'ultimo olocausto, come attraverso una sanguigna lacerazione, la vita le era apparsa improvvisamente. Che cosa era? Perchè? Perchè uno sconosciuto poteva così diventare il suo padrone, tuffandole le mani nelle carni tremanti per cercarvi un piacere? Ella non faceva che soffrire, e dopo piangeva silenziosamente.
Ma un istinto l'avvertiva di tale suprema ingiustizia, sebbene il rimorso della propria debolezza le salisse dall'anima come un pianto di bambino abbandonato nella notte. La sua più insopportabile paura era appunto di sentirsi così in balìa di chiunque lo volesse, senza un rifugio, dopo che tutti se n'erano andati sorridendo. E a certi momenti, sotto il vellico di una carezza, anche le sue mani si erano tese e le sue labbra avevano tremato di un bacio, che non poteva dare, mentre il cuore, simile ad un lago percosso dal vento, le si gonfiava di una collera piena di murmuri. Quindi la sua volontà di bambina faceva ogni sforzo per mostrarsi fredda, quasi sperando così di evitare qualche cosa nella violenza, che la prostrava, e finendo invece ad accettarla coll'umile scoramento dei poveri incapaci di pensare più se stessi diversamente. Soltanto certe parole e certi atti le facevano ancora troppo male, come una ingiuria che la ferisse fin dove l'anima si nasconde; e allora aveva delle rivolte di novizia, che vorrebbe sottrarsi, mentre gli altri non capivano, o capendo troppo si precipitavano sulla sua ripugnanza come sopra un nuovo piacere coll'acre orgoglio di chi si crede sicuro per averlo pagato. Ella guardava, tremava, con un ribrezzo freddo sotto la pelle, come se quelle dita scorrendovi sopra avessero l'orribile agilità delle bisce nel sogno, quando ci pare sentirle strisciare sotto gli abiti e non possiamo gridare. E neppure la sua bocca gridava, ma tutti i suoi nervi si tendevano in uno sforzo sovrumano per resistere allo spasimo delle fitte sottili, che dal ventre le salivano sino agli occhi col guizzo di un ago, lasciandovi dentro un tremolo bagliore.
Più spesso ancora vedeva una fiammella di bragia accendersi nel fondo degli occhi e le mani tremare più convulse nell'allentarsi della stretta, come in una dolcezza di contemplazione improvvisa; qualche parola, qualche bacio le cadevano sulla bocca lenti come un fiore, una carezza s'indugiava quasi immobile e non era invece che l'agguato muto, breve, dell'ultimo impeto, senza amore, senza pietà, quasi in una frenesia omicida sul suo rantolo di agonizzante.
Ah! la morte non le pareva allora molto lontana.
Era dunque questo per lei l'unico modo di guadagnarsi la vita?
La fanciulla sospirò. Si ricordava di essersi subito ammalata diventando quasi brutta, colla paura di essere scacciata; già questa minaccia gliel'avevano fatta. Anche la signora Cesarina non voleva capire, quantunque un giorno Tina le avesse a mezze parole, piangendo, confessato di non poter resistere a simile tortura; ma la sua faccia fredda e dura aveva avuto uno strano sorriso, che tolse alla fanciulla il coraggio di seguitare. Non le credevano: ella sentiva questa spaventevole mostruosità senza intenderne il perchè. Persino la mamma adesso pareva evitarne il discorso.
Ma Tina aveva finalmente compreso tutto il suo carattere.