Allora la fanciulla mormorò:

—Mi sento male.

—Che cosa hai?

E levandosi dalla sedia piegò la faccia a contemplare la figlia. Evidentemente Tina era ammalata: una febbre fredda le gelava la pelle bagnata di un sudore simile alla umidità di certi tronchi alla fine d'autunno.

—Ma tu hai la febbre; mio Dio! come si fa adesso?

—Non importa.

—No, aspetta: non è la prima volta che te la senti.

—Non mi lascerà più.

E l'accento aveva una così funebre certezza, che un medesimo freddo soffiò per le vene delle due donne: infatti il volto di Tina aveva già sotto quel sudore l'indefinibile aridezza delle piante che si essiccano.

Subitamente la mamma gridò: