—Non si può nulla quando la vita è così; voi avevate delle buone intenzioni per vostra figlia, che non sapeva far nulla per guadagnarsi il pane: poi come guadagnarlo? Si ha un bel dire che una donna volendo può sostenersi; io lo so per pratica, ne ho viste tante. Fate la serva o andate a bottega ammazzandovi a lavorare, e non guadagnate abbastanza se la famiglia non vi aiuta: che cosa può guadagnare una ragazza per settimana? Bisogna che si vesta, che abbia delle scarpe, un po' di biancheria per potersi mostrare… E poi si è giovani, il sangue si riscalda, arriva qualcuno, che vi guarda; tant'è dunque farlo prima, cercando di cavarne una posizione.

—Ne siete persuasa anche voi.

—Sciaguratamente.

—Tina era bella, poteva fare fortuna.

—Non lo credo.

La mamma sospirò.

—Volete che ve lo dica? Ecco, Ella non era nata per questo: scommetto che non ha mai sentito come me e come voi. La piccina soffriva del vostro stesso male.

—Questa è stata la causa di tutte le mie disgrazie.

Una profonda compassione di se stessa la faceva tremare.

—Non ci pensate. Già non ho mai notato in lei quello che si vede in tutte le ragazze: non guardava mai in faccia un uomo, era un povero sorbetto la vostra Tina. Adesso non vuole il medico per paura che nell'esaminarla possa indovinare il resto. È una fantasia di educanda; conobbi una monaca, che volle morire così.