La ragazza indossava una vecchia giacchetta a maniche larghe e rigonfie verso le spalle, con grandi risvolti, che avrebbero dovuto scoprirle il collo e la sommità del seno se non avesse tenuto il volto così basso; una gonna corta e miserabile le cadeva su due scarpe vecchie, ma i capelli castani, folti, scarduffati, le si alzavano come in nuvola sulla fronte bianca di un candore impressionante. S'indovinava la sua emozione dal tremito del braccio, che stringeva febbrilmente la mano dell'altra donna.
Questa si fermò, le diede una scossa liberandosi, e tornò indietro in quella camera buia senza parlare.
La porta si chiuse quasi violentemente.
La ragazza alzò la faccia.
Alla fiammella tremula della candela egli vide sotto quella fronte troppo bianca due occhi di un cilestro pallido, e una bocca piccola come stirata da uno spasimo nervoso; però il volto bello, di una delicatezza malaticcia, era fresco malgrado i cerchi bluastri, che rendevano più vivo lo splendore dello sguardo.
La giacchetta mal chiusa scopriva sotto il collo una bianchezza.
Egli non sapeva come incominciare.
—Accomodatevi qui, vicino a me.
L'altra ubbidì piegando nuovamente la testa.
Non poteva trattarsi di commedia: il volto della ragazza era così bello e così triste che altri meno giovani di lui se ne sarebbero egualmente commossi; e nulla in lei, dall'aspetto o dall'atteggiamento, tradiva una intenzione seduttrice, quel sottile, continuo inganno femminile, che non cessa mai, nemmeno nelle crisi più profonde della passione. Ma una dolcezza emanava dalla sua figura così ripiegata sulla seggiola, mentre dietro la nuca le si arruffava una quantità di ricciolini, che il soffio più insensibile avrebbe scomposto. Teneva le spalle un po' arcate e sotto le pieghe di quella giacchetta male abbottonata, dalle costure logore, il suo corpicino primaverile appariva in una forma indecisa.