Egli le guardò le mani sottili, distese sulle ginocchia con quella compostezza delle fanciulle quando seggono in chiesa.

—Ti chiami Tina?—incominciò prendendole una mano.

—Sì.

—Me lo ha detto quella donna: chi è?

—Mia madre.

E alzò la faccia: allora egli credette di capire che quegli occhi avevano pianto.

—Tua madre,—ripetè:—ma scusa, quanti anni hai?

Interrogava così a caso, tanto per parlare.

—Non ancora diciassette anni.

—Ti chiami Tina: hai fratelli?