—Portatelo via, non voglio più vederlo.

Con una occhiata la mamma e la signora Veronica s'intesero: quella avrebbe ceduto secondo il solito, ma questa voleva aspettare per trarne un più ragionevole profitto. Quindi volgendosi a Tina, carezzevolmente disse:

—Ne riparleremo domani, perchè ci vorrà forse qualcuno che ci aiuti. Intanto io vi ringrazio, mia buona Tina; ma non volete proprio darmi retta? Domani faccio venire anche don Pietro, eh?

—Perchè non stasera, se deve venire?

—Allora vado subito.

Tina non rispose.

Betta era andata a sedersi presso la finestra; il suo viso gonfio e giallo esprimeva una collera intelligente, che non avrebbe così presto perdonato. Si sentiva derubata e se la pigliava anche con Tina perchè non sapeva assicurarle il dono dopo averglielo fatto: poi si voltò al muro per non mostrare di piangere. Ma qualche singhiozzo le stringeva le spalle.

Il silenzio durò lungamente; s'intese la signora Veronica chiudere a chiave la porta e discendere frettolosamente per le scale, qualche grido veniva dal vicolo, nel quale una biroccia si era fermata.

Le sonagliere tintinnavano.

Tina disse piano alla mamma: