—Siete ben giovane!—questi disse.
—Ho diciassette anni.
—Bisogna sperare; il signore ci prova spesso prima di chiamarci; si deve però essere pronti ad accettare tutto ciò che egli vuole.
La signora Veronica e la mamma si consultarono con uno sguardo: questa stava per piangere, l'altra le fece cenno di ritirarsi.
—Vieni via, Betta,—si volse alla fanciulla, che appoggiata ai piedi del letto tirava per la coperta.
Tina avrebbe voluto dir loro di rimanere, ma una sensazione improvvisa glielo impedì: si strinse nella coperta riabbassando la testa sul cuscino senza nessuna vergogna che fosse così sudicio. Le griglie erano aperte e pei vetri si vedeva al di fuori il chiarore della notte. Poi intesero la voce della signora Veronica, che avrebbe voluto condurre la mamma nelle proprie stanze, ma questa rispondeva:
—No, no.
Non si udì più nulla; l'uscio della camera era chiuso.
Egli si era seduto a capo del letto, quasi aspettando a testa bassa; la barba non rasa da qualche giorno gli rendeva la faccia più vecchia, ma la sua figura e il suo atteggiamento esprimevano quella pazienza, che sa attendere per poter consolare.
—Che cosa mi dirà?—pensava Tina senza riuscire ad immaginarsi come gli avrebbe risposto.