Allora Tina si era voltata per fuggire.
—Dove vorreste andare?—chiese don Pietro avanzandosi:—è un'ora che aspetto.
E Tina lo seguì senza capire come la signora Veronica fosse sparita. Poco dopo si accorse di essere in un corridoio basso, fra due muri umidi: l'aria si faceva sempre più fredda e l'oscurità aumentava. Benchè camminasse adagio, il vecchio batteva così duramente coi tacchi sulle lastre del pavimento che l'eco ne ripeteva ogni percossa, mentre un altro passo misterioso incalzava dietro le loro spalle. Chi era? Tina tentò di rivolgere il capo, ma non vi riuscì: una forza irresistibile la costringeva a seguire don Pietro sotto quel corridoio, che si perdeva in un'ombra senza fine. Un freddo le veniva dall'umidità dei muri rigati da lunghi goccioloni. Poi don Pietro si cacciò a sinistra sotto una porticina, ed entrarono nella chiesa. Era enorme; una lampada sospesa per una fune ardeva davanti all'altare maggiore, al di sopra della balaustra. Tina non conosceva quella chiesa; le parve vuota, solamente notò che nel primo pilastro a destra della grande navata era scavato un buco simile ad una nicchia; e intorno vi rimanevano ancora alcuni mucchi di mattoni e un cassetto da muratore pieno di calce molle.
—Inginocchiatevi lì dentro,—disse don Pietro.
Tina dovette scavalcare quei mattoni per entrare nella nicchia, ma si avvide subito che non era abbastanza profonda per tenervi dentro le gambe: però ubbidì. Volse la schiena al muro e piano piano piegò le ginocchia reggendosi con ambo le mani il ventre per diminuire il dolore del suo peso.
Vicino a lei don Pietro, colla fronte sul marmo della balaustra, mormorava a mezza voce una preghiera.
Passarono alcuni minuti.
Ella si ricordò dell'altra piccola chiesa, nella quale si era rifugiata fuggendo dalla casa della signora Cesarina col ventre ferito; ma un dolore anche più acuto, uno smarrimento più profondo, la facevano adesso guardare più disperatamente in quell'agonia di diventare madre da un momento all'altro. E il suo cuore si gonfiò. Lunghe fitte ghiacciate le salivano dalle ginocchia su per le reni, una fiamma sembrava bruciarle il ventre diventato così greve che le mani le tremavano indarno nello sforzo di sostenerlo. Estenuata, febbricitante, tentò di slacciarsi la sottana, come se il suo cordone troppo stretto dovesse far male anche al bambino, ma le dita non vi riuscirono e il bambino si agitò. Le parve di sentir battere le sue piccole mani smaniose. Mio Dio! come fare? Che cosa aspettava in quella nicchia vicino a don Pietro sempre così curvo sulla balaustra quasi nello sforzo di una preghiera?
Infatti egli percoteva tratto tratto la fronte sul marmo del davanzale.
—Signore, sia fatta la vostra volontà,—proruppe finalmente raddrizzandosi.