Betta guardò il letto.

—Mio Dio!—gridò la signora Adelaide, che sorprese quell'occhiata; e levandosi nervosamente, si precipitò verso la morta.

—Tina, mio Dio, Tina!

Betta scoppiò in pianto.

Colla faccia su quella mano gelata la mamma non piangeva, non singhiozzava; si udiva solamente l'anelito faticoso del suo respiro simile a quello di un ferito. Le campane di una chiesa vicina suonarono mezzogiorno nell'aria vibrante del sole; Betta, appoggiata dietro la sedia della mamma, aveva nascosta la testa. Allora la signora Veronica si alzò per esaminare la morta: nessun dubbio, Tina era già spirata silenziosamente, e colla bocca ancora aperta nello sforzo di un grido, che non aveva potuto uscirne, guardava. A certuni pare che i morti abbiano ancora uno sguardo; la signora Veronica ebbe questa impressione, vedendo dietro l'azzurro delle pupille la stessa ombra mesta, come quando la fanciulla colla fronte sopra una mano s'incantava per ore intere.

La signora Veronica si commosse, guardò la mamma inginocchiata.

—Eh!—mormorò con un sospiro; poi risolutamente girò intorno al letto dall'altro lato, e vi salì per chiudere quegli occhi.

La signora Adelaide alzò la testa al fruscio del pagliericcio senza parlare.

—Aspettate,—disse l'altra prendendo fra le mani ambo i ginocchi della morta; li rivoltò, quindi con uno sforzo improvviso, violento, li distese. S'udì uno scricchiolio.

—È fatta: dopo, sarebbe stato impossibile allungare le gambe stecchite dal freddo; lo sapete pure.